Sabato 27 e Domenica 28 marzo 2004 sono in programma le ultime due repliche di “Pedro e il Capitano”, intenso testo dello scrittore uruguaiano Mario Benedetti, messo in scena da Teatrando per la regia di Ignazio La Bua e interpretato con grande efficacia e passione da Valerio Pancera e Maurizio Fassina.
Lo spettacolo, dramma psicologico ambientato nell’Argentina dei Desaparecidos, emoziona e coinvolge, grazie alla bravura dei due attori e alla bellezza del testo, capace di conciliare toni aspri e sarcasmo, scontri verbali e delicati momenti lirici.
Pedro, il torturato, e il Capitano, il torturatore, portano in scena due voci dei tragici anni vissuti dall’Argentina tra 1976 e il 1983, al tempo della dittatura militare.
Le opposte convinzioni, le differenti personalità, i diversi percorsi di vita, i forti sentimenti che ne hanno contrassegnato l’esistenza, emergono a poco a poco delle parole dei due personaggi, disegnando e rappresentando il dramma di due esseri umani che lottano l’uno contro l’altro, e talvolta ciascuno contro se stesso, per cercare di dare un senso al proprio agire.
Mentre Pedro subisce il dolore fisico delle torture che mirano a farlo parlare minando la sua volontà, il Capitano subisce il dolore morale delle parole di Pedro che fanno emergere le sue insicurezze e i suoi dubbi. Per far parlare Pedro i torturatori agiscono sui punti deboli del suo corpo, per far vacillare le convinzioni del Capitano, Pedro agisce sui punti deboli della sua coscienza.
Il Capitano, a poco a poco, perde il proprio piglio sicuro e arrogante, subisce una trasformazione emotiva, ripresa in modo simbolico dal mutare della scenografia, finché, anche a livello dialettico, avviene qualcosa che produce una sorta di inversione dei ruoli.
Pedro, sempre più debilitato fisicamente, ma apparentemente più forte emotivamente, non cederà e, sorretto della convinzione “non tradire”, espressa in uno dei delicati momenti lirici che nel testo si alternano alla violenza e all’asprezza verbale, opporrà al Capitano, ormai sconfitto, l’estremo diniego.